L'essenza, l'essenziale. Lo spazio che crea, non dice ma è. Il passato che torna in altre forme, da un luogo a un altro, da un tempo a un altro, dal presente al futuro. L'uomo che diventa parte di un nuovo insieme.

I materiali, le profondità, le altezze, la luce, tutto resta ciò che in modo tale che la mente e la ragione abbiano la possibilità di andare oltre il visibile, perché lì dove tutto è decifrabile, l'indecifrabile trova spazio. The brutalist è la storia di una visione, di una ossessione e di una dannazione che attraversano l'inferno e resistono al tempo fino al punto che il passato è presente nel futuro.
Al di là del piacere di godere di interpretazioni stratosferiche, una maggiore essenzialità anche nella narrazione avrebbe probabilmente aggiunto più spessore emotivo e maggiore densità psicologia. Ma va benissimo anche così.
La colonna sonora è minimalista, quasi brutalista, seguendo la logica del film, senza note o motivi troppo ricercati che scandiscono passo dopo passo, scena dopo scena, l'intera pellicola.
