Da una donna leale e dignitosa a colui che come un verme, come un serpente, è riuscito a sgattaiolare, strisciando, tra le sabbie del suo destino, pretendendo sempre maggiori successi, agognando una gloria sempre più infinita e sconfinata.
Ivar The Boneless raggiungerà gli Dei in un modo forse anticlimatico, invocando la giustizia divina, regalandosi ai cristiani in un sacrificio molto poco norrenno e molto più cristologico.
Ivar si immola solo dopo aver capito che la corona è pesante ed il potere è vuoto, ciò che conta è il nome, è che si conosca il nome, il suo nome nei secoli a venire. Il ragazzo abbraccia il suo destino dopo aver realizzato che anche il nome e la leggenda del grande Ragnar Lothbrok non supereranno lo spazio di un'altra generazione.
La gente dimenticherà anche il più grande dei guerrieri, come potrebbe non dimenticare anche il nome di Ivar?
Questa nuova e truculenta certezza consente ad Ivar di smettere di soffrire, di smettere di cercare affannosamente il suo posto nel mondo, la battaglia perfetta che consegnerà il suo nome ai posteri. Ivar The Boneless chiude il cerchio accettando la fragilità della sua eventuale leggenda e preferendo alla gloria eterna effimera la certezza del ricordo dell'unica persona che è stata accanto a lui sino alla fine.
Il sacrificio di Ivar è tutto per Hvitserk e fa contraaltare al sacrificio che Bjorn aveva fatto ad inizio stagione, dove Ironside si era immolato per un intero popolo.
Ed è in questo che il destino dei 2 figli prediletti di Ragnar prende una strada diversa.
Bjorn riesce a divenire un Dio, proprio lui che aveva vissuto come un uomo al servizio degli Dei.
Ivar si spoglia del suo delirio e si immola per un fratello, per una singola persona, proprio lui che aveva sempre professato di essere un Dio tra gli uomini, invincibile ed immortale.
A tal proposito è stupenda la sequenza della sua morte, con il ragazzo immobile ed il suo carnefice terrorizzato nonostante Ivar fosse inerme e senza protezione.
Ma se l'indole valorosa di Ragnar, il suo essere un guerriero invincibile, un motivatore, un leader, uno stratega, aveva in Bjorn e Ivar i 2 figli predestinati, è Ubbe a raccogliere l'eredità del padre esploratore, navigatore, insaziabile viaggiatore e uomo senza confini.
Nel suo peregrinare Ubbe finirà per incontrare la fede nella vita, nonchè un nuovo modo di intendere lo stare insieme grazie ai consigli di Othere ma soprattutto si ricongiugerà ad una figura affettiva mai cosi vicina a quella di suo padre.
Floki è il perfetto anello di congiunzione fra quello che era Vikings ai suoi albori e quella che è diventata.
E' innegabile che i tempi d'oro di Ragnar siano andati perduti dopo la sua dipartita ma è altrettanto vero che la serie non è mai deragliata davvero, nonostante l'assenza per alcune stagioni di uno dei personaggi più forti e imponenti della serialità tutta. Non crollare sotto il peso dell'assenza di Ragnar è stato un grande merito della serie che è riuscita a farci affezionare a personaggi allora quasi inesistenti come i figli di Ragnar.
La chiusura dedicata ad Ubbe e Floki finalmente sereni e fermi, immobili di fronte alla sconfinatezza del mare che tante volte hanno dominato con le loro barche, rappresenta un finale simbolico ed anticlimatico nel quale sono racchiuse sapientemente tutte le anime di Vikings. Quella guerriera si placa in favore di quella esploratrice, restituendoci una serie mastodontica come i suoi personaggi forzuti, altissimi e quasi animaleschi ma anche molto mistica e capace di prendersi delle pause di riflessione importanti per affrontare temi come la natura, la famiglia, la fede, l'appartenenza a questo mondo.
Di svarioni e lungaggini ce ne sono stati ma Vikings è sembrata una serie molto sincera.
Il finale non è quello che ci saremmo attesi ma è un finale che colpisce nel segno perchè capace di generare emozioni e scuotere, smuovendo qualcosa dentro di noi.
E' stato un finale giusto ed epico che ha saputo rispettare il percorso dei protagonisti e ha saputo evocare ogni singolo aspetto che abbiamo amato in questi anni rispetto alla serie di Michael Hirst.
Negli ultimi episodi ci siamo fortemente connessi alla serie e ai suoi personaggi, ci siamo sentiti parte di quel percorso, persi nella natura da loro attraversata e macchiata dal sangue che scorreva in battaglia.
Uno spinoff è già pronto sul tavolo ed esordirà in questo 2021 (a proposito non perdetevi lo speciale sulle serie inedite che andranno in onda nel 2021), figlio di una saga che continuerà a vivere non solo nel Valhalla della serialità.
Sviluppo Personaggi: 9 Complessità: 7 Originalità: 8 Profondità: 6 Cast: 8 Trama: 6,5 Impatto sulla serialità contemporanea: 8 Componente Drama: 9 Componente Comedy:1 Comparto tecnico: 7 Regia: 7- Intrattenimento: 7 Coinvolgimento emotivo:9 Soundtrack: 7,5
Ed ecco una versione inglese per voi. Scusate gli errori in anticipo...
ENG
From a loyal and dignified woman to the one who, like a worm, like a snake, has managed to sneak, crawling, between the sands of his destiny, claiming more and more successes, longing for an ever more infinite and boundless glory.
Ivar the Boneless will reach the gods in a perhaps anticlimactic way, invoking divine justice, giving himself to the Christians in a sacrifice that is not very Norman and much more Christological.
Ivar immolates himself only after realizing that the crown is heavy and the power is empty, what matters is the name, is that it be known, his name for centuries to come. The boy embraces his destiny after realizing that even the name and legend of the great Ragnar Lothbrok will not outlive the space of another generation.
People will forget even the greatest of warriors, how could they not forget Ivar's name as well?
This new and truculent certainty allows Ivar to stop suffering, to stop searching frantically for his place in the world, the perfect battle that will deliver his name to posterity. Ivar The Boneless closes the circle accepting the fragility of his eventual legend and preferring to the eternal ephemeral glory the certainty of the memory of the only person who has been next to him until the end.
Ivar's sacrifice is all for Hvitserk and contrasts with the sacrifice that Bjorn made at the beginning of the season, where Ironside sacrificed himself for an entire people.
And it is in this that the destiny of Ragnar's 2 favorite sons takes a different path.
Bjorn succeeds in becoming a God, the very one who had lived as a man in the service of the Gods.
Ivar strips himself of his delirium and sacrifices himself for a brother, for a single person, he who had always professed to be a God among men, invincible and immortal.
In this regard, the sequence of his death is wonderful, with the boy motionless and his executioner terrified despite Ivar was helpless and unprotected.
But if the valiant nature of Ragnar, his being an invincible warrior, a motivator, a leader, a strategist, had in Bjorn and Ivar the two predestined sons, it is Ubbe to collect the legacy of his father explorer, navigator, insatiable traveler and man without boundaries.
In his wanderings, Ubbe will end up encountering faith in life, as well as a new way of understanding being together, thanks to Othere's advice, but above all he will be reunited with an emotional figure that has never been so close to his father.
Floki is the perfect link between what Vikings was in its early days and what it has become.
It's undeniable that Ragnar's golden days were lost after his departure but it's equally true that the series has never really derailed, despite the absence for a few seasons of one of the strongest and most impressive characters of the whole seriality. Not collapsing under the weight of Ragnar's absence was a great merit of the series that has managed to make us fond of characters then almost non-existent as the sons of Ragnar.
The ending dedicated to Ubbe and Floki, finally serene and still, motionless in front of the boundlessness of the sea that they have so many times dominated with their boats, represents a symbolic and anticlimactic finale in which all the souls of Vikings are wisely enclosed. The warrior soul subsides in favor of the explorer one, giving us back a series as mammoth as its strong, tall and almost animal characters, but also very mystical and able to take important pauses for reflection to address issues such as nature, family, faith, belonging to this world.
There have been some flaws and delays but Vikings has seemed a very sincere series.
The ending is not what we would have expected but it is an ending that hits the mark because it is able to generate emotions and shake, moving something inside us.
It was a fair and epic ending that was able to respect the path of the protagonists and was able to evoke every single aspect that we have loved in these years of Michael Hirst's series.
In the last episodes we strongly connected to the series and its characters, we felt part of that journey, lost in the nature they crossed and stained by the blood flowing in battle.
A spinoff is already ready on the table and will debut in this 2021 (by the way do not miss the special on unreleased series that will air in 2021), son of a saga that will continue to live not only in the Valhalla of seriality.
Character Development: 9 Complexity: 7 Originality: 8 Depth: 6 Cast: 8 Plot: 6,5 Impact on contemporary seriality: 8 Drama component: 9 Comedy Component: 1 Technical aspect: 7 Direction: 7- Entertainment: 7 Emotional involvement:9 Soundtrack: 7,5 Follow me
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Ed ecco una versione spagnola per voi. Scusate gli errori in anticipo...
ESP
De una mujer leal y digna a una que, como un gusano, como una serpiente, ha logrado escabullirse, arrastrándose, por las arenas de su destino, reclamando éxitos cada vez mayores, anhelando una gloria cada vez más infinita e ilimitada.
Ivar el Deshuesado llegará a los dioses de una forma quizá anticlimática, invocando la justicia divina, entregándose a los cristianos en un sacrificio muy poco normando y mucho más cristológico.
Ivar se inmola sólo después de darse cuenta de que la corona es pesada y el poder está vacío, lo que importa es el nombre, es que se conozca, su nombre durante siglos. El muchacho abraza su destino tras darse cuenta de que ni siquiera el nombre y la leyenda del gran Ragnar Lothbrok superarán el espacio de otra generación.
La gente olvidará incluso al más grande de los guerreros, ¿cómo no van a olvidar también el nombre de Ivar?
Esta nueva y truculenta certeza permite a Ivar dejar de sufrir, dejar de buscar frenéticamente su lugar en el mundo, la batalla perfecta que entregará su nombre a la posteridad. Ivar el Deshuesado cierra el círculo aceptando la fragilidad de su eventual leyenda y prefiriendo a la eterna gloria efímera la certeza del recuerdo de la única persona que ha estado junto a él hasta el final.
El sacrificio de Ivar es todo por Hvitserk y contrasta con el sacrificio que hizo Bjorn al principio de la temporada, donde Ironside se sacrificó por todo un pueblo.
Y es en esto que el destino de los 2 hijos favoritos de Ragnar toma un camino diferente.
Bjorn consigue convertirse en un Dios, el mismo que había vivido como hombre al servicio de los Dioses.
Ivar se despoja de su delirio y se sacrifica por un hermano, por una sola persona, la que siempre había profesado ser un Dios entre los hombres, invencible e inmortal.
En este sentido, la secuencia de su muerte es estupenda, con el muchacho inmóvil y su verdugo aterrorizado, aunque Ivar estaba indefenso y desprotegido.
Pero si la naturaleza valiente de Ragnar, su condición de guerrero invencible, de motivador, de líder, de estratega, tuvo en Bjorn e Ivar a los dos hijos predestinados, es Ubbe quien recoge la herencia de su padre, explorador, navegante, viajero insaciable y hombre sin fronteras.
En su deambular, Ubbe acaba encontrando la fe en la vida, así como una nueva forma de entender el estar juntos, gracias a los consejos de Othere, pero sobre todo se reencontrará con una figura emocional que nunca ha estado tan cerca de su padre.
Floki es el vínculo perfecto entre lo que era Vikings en sus inicios y lo que ha llegado a ser.
Es innegable que la época dorada de Ragnar se perdió tras su marcha, pero no es menos cierto que la serie nunca ha descarrilado del todo, a pesar de la ausencia durante unas cuantas temporadas de uno de los personajes más fuertes e impactantes de toda la serialidad. No colapsar bajo el peso de la ausencia de Ragnar ha sido un gran mérito de la serie que ha conseguido encariñarnos con personajes entonces casi inexistentes como los hijos de Ragnar.
El cierre dedicado a Ubbe y Floki, finalmente serenos y quietos, inmóviles frente a lo ilimitado del mar que tantas veces han dominado con sus barcos, representa un final simbólico y anticlimático en el que se encierran sabiamente todas las almas de los vikingos. El guerrero cede en favor del explorador, devolviéndonos una serie tan descomunal como sus personajes fuertes, altos y casi animales, pero también muy mística y capaz de hacer importantes pausas de reflexión para abordar temas como la naturaleza, la familia, la fe, la pertenencia a este mundo.
Hubo algunos fallos y retrasos, pero Vikings parecía una serie muy sincera.
El final no es lo que esperábamos pero es un final que da en el clavo porque es capaz de generar emociones y sacudir, mover algo dentro de nosotros.
Fue un final justo y épico que respetó la trayectoria de los protagonistas y fue capaz de evocar todos y cada uno de los aspectos que nos encantaron en estos años de la serie de Michael Hirst.
En los últimos episodios conectamos fuertemente con la serie y sus personajes, nos sentimos parte de ese viaje, perdidos en la naturaleza que atraviesan y manchados por la sangre que corre en la batalla.
Ya está listo un spinoff sobre la mesa que se estrenará en este 2021 (por cierto no te pierdas el especial sobre la serie inédita que se emitirá en 2021), hijo de una saga que seguirá viviendo no sólo en el Valhalla de la serialidad.
Desarrollo del carácter: 9 Complejidad: 7 Originalidad: 8 Profundidad: 6 Reparto: 8 Parcela: 6,5 Impacto en la serialidad contemporánea: 8 Componente dramático: 9 Componente de comedia: 1 Aspecto técnico: 7 Dirección: 7- Entretenimiento: 7 Implicación emocional: 9 Banda sonora: 7,5

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https://www.facebook.com/Nella-mente-di-un-SerialFiller-112405587217122/ D'une femme loyale et digne à celle qui, tel un ver, tel un serpent, a réussi à se faufiler, en rampant, dans les sables de son destin, revendiquant des succès toujours plus grands, aspirant à une gloire toujours plus infinie et sans limites.
Ivar le Désossé atteindra les Dieux d'une manière peut-être anticlimatique, invoquant la justice divine, se donnant aux chrétiens dans un sacrifice très peu normand et beaucoup plus christologique.
Ivar s'immole seulement après avoir réalisé que la couronne est lourde et que le pouvoir est vide, ce qui compte c'est le nom, c'est qu'il soit connu, son nom pour les siècles à venir. Le garçon embrasse son destin après avoir réalisé que même le nom et la légende du grand Ragnar Lothbrok ne dépasseront pas l'espace d'une autre génération.
Les gens oublient même le plus grand des guerriers, comment ne pourraient-ils pas oublier le nom d'Ivar aussi ?
Cette nouvelle et truculente certitude permet à Ivar de ne plus souffrir, de ne plus chercher frénétiquement sa place dans le monde, la bataille parfaite qui livrera son nom à la postérité. Ivar le Désossé boucle la boucle en acceptant la fragilité de son éventuelle légende et en préférant à l'éternelle gloire éphémère la certitude du souvenir de la seule personne qui a été à ses côtés jusqu'au bout.
Le sacrifice d'Ivar est tout entier pour Hvitserk et contraste avec le sacrifice de Bjorn au début de la saison, où Ironside s'est sacrifié pour tout un peuple.
Et c'est là que le destin des 2 fils préférés de Ragnar prend un chemin différent.
Bjorn parvient à devenir un Dieu, celui-là même qui avait vécu comme un homme au service des Dieux.
Ivar se dépouille de son délire et se sacrifie pour un frère, pour une seule personne, lui qui avait toujours professé être un Dieu parmi les hommes, invincible et immortel.
À cet égard, la séquence de sa mort est stupéfiante, avec le garçon immobile et son bourreau terrifié alors qu'Ivar était sans défense et sans protection.
Mais si la nature vaillante de Ragnar, son caractère de guerrier invincible, de motivateur, de leader, de stratège, avait en Bjorn et Ivar les deux fils prédestinés, c'est Ubbe qui recueille l'héritage de son père, explorateur, navigateur, voyageur insatiable et homme sans frontières.
Dans ses pérégrinations, Ubbe finira par rencontrer la foi en la vie, ainsi qu'une nouvelle façon de concevoir l'être ensemble, grâce aux conseils d'Othere, mais surtout il retrouvera une figure affective qui n'a jamais été aussi proche de son père.
Floki est le lien parfait entre ce qu'était Vikings à ses débuts et ce qu'il est devenu.
Il est indéniable que les beaux jours de Ragnar ont été perdus après son départ, mais il est tout aussi vrai que la série n'a jamais vraiment déraillé, malgré l'absence pendant quelques saisons de l'un des personnages les plus forts et les plus impressionnants de toute la série. Ne pas s'effondrer sous le poids de l'absence de Ragnar a été un grand mérite de la série qui a su nous rendre attachants des personnages alors presque inexistants comme les fils de Ragnar.
La conclusion dédiée à Ubbe et Floki, enfin sereins et immobiles, immobiles devant l'immensité de la mer qu'ils ont tant de fois dominée avec leurs bateaux, représente une fin symbolique et anticlimatique dans laquelle toutes les âmes des Vikings sont sagement enfermées. L'aspect guerrier s'estompe au profit de l'aspect explorateur, nous rendant une série aussi mammouth que ses personnages forts, grands et presque animaux, mais aussi très mystique et capable de prendre d'importantes pauses de réflexion pour aborder des questions telles que la nature, la famille, la foi, l'appartenance à ce monde.
Il y avait quelques défauts et retards, mais Vikings semblait être une série très sincère.
La fin n'est pas celle à laquelle on s'attendait mais c'est une fin qui fait mouche car elle est capable de générer des émotions et de secouer, de faire bouger quelque chose en nous.
C'est une fin juste et épique qui a respecté le parcours des protagonistes et a su évoquer tous les aspects que nous avons aimés dans ces années de la série de Michael Hirst.
Dans les derniers épisodes, nous nous sommes fortement connectés à la série et à ses personnages, nous nous sommes sentis partie prenante de ce voyage, perdus dans la nature qu'ils ont traversée et souillés par le sang qui a coulé dans la bataille.
Un spinoff est déjà prêt sur la table et fera ses débuts en cette année 2021 (d'ailleurs ne manquez pas le spécial sur la série inédite qui sera diffusé en 2021), fils d'une saga qui continuera à vivre non seulement dans le Valhalla de la sérialité.
Développement du caractère : 9 Complexité : 7 Originalité : 8 Profondeur : 6 Cast : 8 Plot : 6,5 Impact sur la sérialité contemporaine : 8 Composante dramatique : 9 Composante comique : 1 Aspect technique : 7 Direction : 7- Divertissement : 7 Implication émotionnelle : 9 Bande-son : 7,5