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C'era una volta in America: l'ultimo valzer della coppia Morricone - Leone

Review by @serialfiller · 2149d · of Once Upon a Time in America

La scomparsa di Ennio Morricone ci ha fatto riscoprire il valore della musica, di un soundtrack all'interno della storia della cinematografia. Un valore immenso, che troppo spesso passa in secondo piano. Il compositore romano aveva prodotto oltre 500 soundtrack nella sua carriera. Aveva collaborato con decine tra i migliori registi della storia. Una colonna, un colosso dell'industria cinematografica, che aveva vinto ben 2 oscar, uno alla carriera nel 2006 ed uno per "The Hateful Eight" di Quentin Tarantino. Se dovessimo individuare il sodalizio più riuscito, conosciuto e glorioso della carriera di Ennio Morricone, e probabilmente della storia del cinema, è stato sicuramente quello fra il musicista italiano ed uno dei più grandi registi di sempre, anche lui italiano:

Sergio Leone

I 2 erano compagni di scuola a Roma, entrambi con i loro sogni e le loro visioni. Per loro fortuna, e soprattutto la nostra, Leone ebbe l'intuizione di affidare a Morricone la musica dei suoi film. Dalla trilogia del dollaro fino a "Giù La Testa". Ma è forse un altro il film dove il loro connubbio li ha per sempre consegnati al concetto di eterno:

Once Upon a Time in America

image.png Per molti, questo è uno dei film che costituirebbero una definitiva top 10 nella storia del cinema. E' un film del 1984 che, in maniera impercettibile, ha cambiato il modo di scrivere un film. L'edizione "americana" non rese onore al film, uscito nel resto del mondo con un editing diverso. L'edizione americana, infatti, riproduceva il film in maniera temporalmente lineaer e senza la parte dedicata all'infanzia dei protagonisti, fondamentale per trattegiarne la personalità e gli inizi. Forse, quella pessima scelta delle major americane ha depotenziato l'impatto di questo film nella storia del cinema. In Italia, in Europa, non vi è dubbio che questo capolavoro sia una pietra fondante della cinematografia. Nel cast un Robert De Niro, nel ruolo di Noodles, forse alla sua miglior prova, affiancato da James Wood nel ruolo di Max, decisamente nel suo più iconico personaggio interpretato in carriera. Once Upon a time in America è un silenzioso spartiacque nella storia del cinema poichè è uno dei primi film che gestisce in maniera "anomala" il concetto di tempo, mescolandolo a quello di sogno. Non è un caso se l'inizio del film e la fine del film rappresentano un unicum. Sergio Leone ha portato con se nella tomba il vero significato di quel meraviglioso finale. Noodles ha sognato tutto? Era solo un uomo tormentato che aveva immaginato una storia parallela per lui e i suoi amici? Oppure Noodles e Max hanno davvero scalato un impero gangster, ritrovandosi ad essere persone influenti e importanti nell'America del proibizionismo? Non lo sapremo mai. Quel finale resta uno dei finali aperti più misteriosi di sempre. E' un film nebuloso, dove la nebbia e il fumo si confondono, e la storia si confonde dentro di essi. L'immagine di copertina è forse una delle immagini cult della storia del cinema. Chiunque abbia passeggiato per New York ha avuto l'ossessione di recarsi a Brooklyn per ritrarre dal vivo quella perfetta fotografia, nel quartiere Dumbo. image.png Once Upon a time in America vuole essere per la storia Americana del '900, quello che Once Upon a Time in West è stato per la storia del Wild West. Sergio Leone abbraccia il gangster movie per portare avanti questa operazione. L'incipit è tutto per un Noodles annebbiato, tormentato, e perso nelle nebbie dell'oppio. Da li, la storia andrà avanti ed indietro, con un utilizzo del "tempo" molto contemporaneo, poco lineare, poco classico. Noodles, Max e compagni uniti da un dolore, da una morte e dall'ambizione. Un'ambizione diversa di cui Max diverrà ossessionato, Noodles vittima. I 2 amici per la vita diverranno, quasi naturalmente e inconsapevolmente, nemici. In lotta l'uno con l'altro. Max vorrebbe sempre di più, Noodles vorrebbe fermarsi, accontentarsi, piegarsi a desideri più semplici, come ad esempio quello per la sua amata Deborah. Una bambina divenuta donna, che Noodles spiava dal buco della serratura mentre lei danzava, sognante Hollywood e la fama. Molto simile a Max in questo, come Noodles le dirà durante la loro serata speciale. Una serata che spezza l'incubo quotidiano di Noodles e gli restituisce un pò di quella naturale bellezza, di quel caldo amore, di quella semplicità perduta. image.png

Lui e Deborah, un amore mai sopito ma mai definitivamente sbocciato, rotto dalla violenta vita di Noodles e dai sacrifici di Deborah. Una serata romantica, in un ristorante aperto solo per loro 2, con la musica (di Morricone) in sottofondo, con autista dedicato e con 100 tavoli fra cui scegliere. Quella serata sarà solo una parentesi, una goccia in un mare di sofferenza nel quale Noodles annega e annegherà. Finirà nella maniera più violenta possibile, con uno stupro che metterà definitivamente fine al sogno di una vita insieme alla donna che ama. In quella notte, che doveva essere di riscatto, Noodles perderà l'amore, definitivamente a sua innocenza e vedrà sfuggire, per sua colpa, ogni speranza di redenzione, di una vita diversa vissuta con Deborah. E' incredibile pensare come quella scena (la scena dello stupro) probabilmente oggi, nell'epoca del #metoo e delle statue abbattute nelle piazze, sarebbe stata probabilmente censurata. Sergio Leone carica su di essa quasi 2 minuti di atroce violenza, una violenza che fa male allo spettatore e gli permette di spezzare l'empatia che fino a quel momento lo aveva legato a Noodles. In quel momento Sergio Leone ci ricorda che Noodles è un sognatore, ma è anche un uomo violento, un assassino, un estorsore, un criminale, un contrabbandiere. Lo avevamo dimenticato, persi nell'epopea criminale di un uomo romantico e perduto. Da quel momento in poi la vita di Noodles sarà un purgatorio. Meno violenta ma meno vissuta, più tranquilla ma piatta, meno tormentata e per questo senza sussulti. Nel frattempo le immagini scorrono. Noodles va e viene dal film con il suo volto da bambino che si mescola a quello di lui anziano e ritorna nel volto attonito della sua versione adulta. Il tempo, la leggenda, il ritmo che scandisce, con la musica di Morricone, un'America che scorre, evolve, ma è corrotta dentro se stessa, nel midollo, nelle ossa, incapace di redimersi. Vi lascio con i 4 minuti e 19 della leggendaria musica di Ennio Morricone che accompagna il film di Sergio Leone:

Comments · 1

  • @hivewatcher(67)· 2149d

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