Immagine priva di diritti di copyright
The Affair

L'amore è solo questione di punti di vista
Una serie sottovalutata
Ed è cosi che una serie come The Affair può finire per perdersi nei meandri dei palinsesti televisivi, ed è un peccato perchè la serie è da anni ormai una garanzia di qualità,originalità ed approfondimento dei rapporti umani soprattutto in campo amoroso e passionale.
E dire che la serie alla sua prima stagione aveva raccolto un tale successo da parte della critica da vincere addirittura il golden globe come miglior serie drammatica nel 2015 battendo una concorrenza che vedeva House of Cards e Game of Thrones tra i favoriti.
In quello stesso anno Ruth Wilson vinse il Golden Globe come migliore attrice protagonista seguita da Maura Tierney nel 2016 come miglior attrice non protagonista.
La serie ha visto da poco terminare la sua quarta stagione. Showtime ha comunicato di aver rinnovato la serie per una quinta e ultima stagione che andrà in onda, presumibilmente alla fine del 2019.


La prospettiva in una relazione
Il colpo di genio è stato quello di incentrare il racconto non sul racconto stesso ma sul punto di vista che ognuno di noi può avere in relazione ad un evento, un periodo della nostra vita.
Quante volte un evento che ha coinvolto una coppia vede le singole persone raccontarlo, ricordarlo diversamente? La memoria di ognuno di noi funzione in maniera particolare. E' influenzata dalla percezione che abbiamo dell'altro, dal nostro stato d'animo, dall'importanza che infondiamo ad un dato fatto piuttosto che ad un altro
La serie non fa altro che raccontare una storia, suddividendola in tanti atti e vivisezionando i vari atti secondo il punto di vista dei 4 protagonisti della serie: Ruth, Cole, Noah ed Helen.
Immagine priva di diritti di copyright
Un cast favoloso
Quando decidi di puntare tutto sul racconto di storie simili ma inevitabilmente diverse, quando devi girare la stessa scena secondo 2-3 a volte 4 visioni differenti è inevitabile che debba affidarti e fidarti ciecamente dei tuoi attori. In tal senso il casting è stato favoloso.
Dominic West (l'indimenticabile McNulty di The Wire) è perfetto nei panni di Noah riuscendo a conferire tutta l'ambiguità di un uomo maturo ma con la spensieratezza di un ragazzino, affidabile ma alla ricerca di quella passione, di quella scintilla che non brilla più nel suo rapporto ormai in piedi da oltre 20 anni.
Joshua Jackson, sveste i panni del ribelle Pacey di Dawson's Creek e del misterioso Peter Bishop di Fringe per calarsi in quelli di Peter Lockhart, uomo burbero e seducente dal passato tragico che non riesce a mettersi alle spalle nonostante una vita piena d'amore con la sua Alison.
Quest'ultima è interpretata da Ruth Wilson (Luther) ed in un certo senso ha assunto negli anni il ruolo predominante vedendola al tempo stesso donna da amare, conquistare e abbandonare. Una donna che mai avrebbe pensato di tradire ma che è finita per farlo innescando una catena di eventi interminabile.
Infine Helen che grazie a Maura Tierney è stata tratteggiata come quella donna viziata, ricca e perbene che solo dopo il tradimento del marito prova a riscattarsi, risvegliarsi ed autodeterminarsi.
Un cast in stato di grazia insomma, ed i premi stanno li a testimoniarlo.
La quarta stagione, appena terminata, è stato un vero pugno allo stomaco per lo spettatore, non solo per il tragico evento avvenuto nella puntata numero 8 ma anche per tutta una serie di temi trattati quali la malattia, la separazione, l'infanzia, il valore dei ricordi e tante altre cose che altro non sono che piccoli tasselli della nostra vita.
Per quanto spesso la narrazione appaia forzata con troppi incastri poco naturali ed eventi troppo inverosimili è quello che c'è dietro quegli eventi che ci fa immedesimare con il racconto.
Quante volte in una discussione ci costruiamo il ricordo di essere stati assertivi ed educati e magari l'altra persona ci imputa di essere stati scortesi e indisposti? Quante volte crediamo di aver compreso i dilemmi dell'altro e invece l'altro non fa altro che sentirsi solo?
Con The Affair assistiamo ad un continuo ribaltamento della prospettiva e cosi ogni episodio vedrà questa ripartizione fra capitolo 1 e capitolo 2 che altro non sono che lo stesso evento ma visto da 2 prospettive diverse. E cosi vedremo un litigio narrato con gli occhi di Noah prima e con quelli Helen poi fino a coinvolgere continuamente i 4 personaggi ed in rari casi anche con qualche personaggio secondario di particolare rilevanza in quello specifico caso.
Ammirando la serie ci accorgeremo di come spesso nei rapporti l'oggettività non esista affatto. Ognuno di noi costruisce la propria realtà, deformando gli avvenimenti e generando la propria incrollabile realtà.
E' forse da tutto questo che nasce la voglia di evadere? Di separarsi? Di fare nuove esperienze? Di scrollarsi di dosso la routine della propria vita conugale, passionale o amorosa?
The Affair sembra rispondere affermativamente senza però mai dimenticarsi di ricordarci quanto siano poche le persone di cui faremmo a meno e quanto effimere spesso siano le scappatelle, le avventure e le tentazioni.
Nell'indifferenza generale la serie si avvia alla conclusione ma se siete stati fra i pochi in Italia a seguirla allora vi mancherà maledettamente.
Proprio come vi mancherebbe il respiro se il vostro amato morisse o vi lasciasse per un altro/a o semplicmente non vi amasse più.

Perso tra le montagne di Twin Peaks mi ritrovai ad Albuquerque dove un furgone mi trasportò a Westeros e a Westworld successivamente dove ritrovai una cabina telefonica inglese con un Dottore pronto a giocare a Basket o a Calcio con me e a parlare di sociale, politica, futuro, persi come fossimo sull'isola di Lost.
Attenzione!
Leggere i miei post può creare dipendenza!

Posted using Partiko Android
