Quando 3 anni fa Hulu lanciò la prima stagione di The Handmaid's Tale il successo arrivò quasi inaspettato ed in proporzioni gigantesche.
Troppo attuali i temi che, in epoca Trump, venivano affrontati.
Negazione delle libertà, estremismo, bigottismo e territorialità facevano della serie distopica uno specchio dei tempi.
La seconda stagione aveva proseguito sulla stessa linea tuttavia senza suscitare lo stesso impeto e non riuscendo ad essere abbastanza ed altrettanto ficcante rispetto all'attualità.
La terza stagione doveva segnare un cambio di passo o avrebbe corso il rischio "Game of Thrones" ovvero di perdere la bussola nel momento in cui la serie avrebbe superato i libri in quanto a narrazione.
Da pochi giorni si è conclusa la terza stagione ed è tempo di bilanci.
C'è da fare una premessa.
La prima parte della terza stagione ha evidenziato difetti atavici della serie. June è sembrata troppo spesso fortunata e troppo libera rispetto a quanto Galaad potesse permettere. Alcune scelte sono state costruite male e alcuni personaggi sviluppati troppo superficialmente.
A metà stagione la preoccupazione che tutto finisse in un gigantesco buco nell'acqua era enorme.
Fortunatamente gli ultimi 4-5 episodi hanno restituito a The Handmaid's Tale una forza ed un vigore che ci hanno fatto ricordare i bei tempi della prima stagione.
Il trittico finale, in particolare, è stato esaltante.
Abbiamo nuovamente respirato l'epicità e l'incombenza che avevano caratterizzato la prima stagione.
June ha finalmente preso in mano la rivolta, divenendo artefice del proprio destino, consapevole della propria forza e dunque non più soggetto-oggetto di eventi fortunati che le consentivano di evitare la forca ad ogni episodio.
La morte di Eleanor sta a June come quella di Gale sta a Jesse Pinkman o come quella di Jane sta a Walter White volendo fare un raffronto fra la serie e Breaking Bad, regina di tutte le serie.
Questo punto di svolta ha segnato definitivamente la storia di June, ne ha temprato il carattere, divenendo il turning point del personaggio.
La rivolta è iniziata, portando le prime vittorie.
Dall'arresto dei Waterford, all'uccisione di un comandante, alla liberazione di decine di bambini.
Potrebbe essere solo l'inizio ma tanto è bastato per dare una doverosa accelerata agli eventi, sempre più sconvolgenti e importanti.
La quarta stagione è stata già annunciata e sarà lecito attendersi uno scontro sempre più ampio tra le forze in campo con un allargamento molto probabile alle nazioni intorno a Galaad, chiamate ora a passare all'attacco per liberare donne e bambini dalla crudeltà dell'ordine ex statunitense.
Il finale poderoso ha permesso alla terza stagione di superare l'esame che si era presentato ad inizio stagione, facendo dimenticare i troppi errori della prima fase di quest'annata e rinnovando la curiosità e soprattutto la voglia di assistere ad altre stagioni di questa stupenda serie.
SERIALSCORE: 7,5

