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Who is America

Una radiografia dell'America Trumpiana e non
Sacha Baron Cohen is back
E cosi Showtime in barba a tutti i rischi e pericoli derivanti da quello che Cohen possa fare, dire e mostrare ha deciso di affidargli un'intera serie tv, piccola piccola di sole 7 puntate e 20 minuti di durata ad episodio ma che scava un solco gigantesco nella società americana.
Who is America è un affresco non solo di quello che l'America è ma di quello che gli Americani sono e di quello che l'uomo contemporaneo sta purtroppo diventando.


Effetto Trump
Sacha Baron Cohen ci mostra esattamente questo. In viaggio dentro gli U.S.A. attraverso improbabili personaggi, utilizzando maschere e costumi esagerati ma al tempo stesso identitari di una certa fetta della popolazione statunitense ci mostra come non poteva essere che Donald Trump il presidente di questa America.
La genialità dell'attore ha prodotto una gemma rara nella quale una manciata di personaggi inventati bussano alla porta di personaggi noti del mondo della politica e del Jet Set proponendo campagne, proposte e soluzioni volutamente estreme e insensate per vedere l'effetto che fa come avrebbe detto Jannacci.
Ne emerge un quadro opprimente, disarmante, vomitevole di quello che l'America oggi può offrire.
Il personaggio più debordante di tutti che riesce clamorosamente a dipingere questo affresco è quello dell'ex agente del Mossad impersonato da Cohen. Sarà lui ad aprire porte importanti, tra cui quella dell'ex braccio destro di Bush Dick Cheney. Attraverso di lui viene gettata la maschera dell'America razzista e guerrafondaia, quella che non si indigna ma rilancia di fronte ad un militare (falso) che propone leggi e decreti per dare accesso alle armi ai minori o di creare programmi ad hoc di militarizzazione dei bambini, delle scuole, degli edifici pubblici. Non un momento di esitazione da parte dei personaggi coinvolti, semmai un continuo rincarare la dose nel nome delle armi, della sicurezza e della protezione della razza bianca.
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Giù la maschera
Cohen esagera, esagera clamorosamente e lo fa per provocare. Incredibile come le sue provocazioni non instillino quasi mai sdegno o incredulità ma accondiscendenza e complicità.
Lo vediamo nei panni di uno stilista italiano identico a Gianluca Vacchi, che prova ad affittare uno yacht iper militarizzato in nome di Assad, chiedendo strumenti di morte e chiedendo all'imprenditore di turno se per lui sia un problema che con quello yacht si possa uccidere qualche migrante. Nessuno sdegno ma anzi, in nome del business tutto è lecito, anche uccidere a sangue freddo poveri migranti.
Lo vediamo nei panni di un ex galeotto che prova a farsi spazio nel mondo dell'arte producendo dipinti fatti con le feci o il sangue. Tutti converranno che quella è arte, nessuno si scandalizzerà. Cosi come nessuno si scandalizzerà di fronte ad un improvvido e improvvisato democratico di ferro che proverà guidare la gretta America verso un mondo dove non esiste il diverso, a botte di clamorose e schifose pratiche da lui portate avanti.
Una serie di personaggi oramai gia iconici ed esageratamente improbabili che riescono a tratteggiare l'america contemporanea.
Con volgarità, con poca eleganza e grazie ma con un'efficacia che nessun documentario riuscirebbe a produrre.
Sacha Baron Cohen ci riesce, in soli 150 minuti, con tutto il mondo contro e raffiche di querele sul tavolo, ma ci riesce, senza indugi a farci capire davvero Chi è l'America?!

Perso tra le montagne di Twin Peaks mi ritrovai ad Albuquerque dove un furgone mi trasportò a Westeros e a Westworld successivamente dove ritrovai una cabina telefonica inglese con un Dottore pronto a giocare a Basket o a Calcio con me e a parlare di sociale, politica, futuro, persi come fossimo sull'isola di Lost.
Attenzione!
Leggere i miei post può creare dipendenza!

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