C'è un gusto effimero che proviamo prima o poi tutti nel vedere prima o poi in cima a classifiche e sulla bocca di tutti film, brani musicali, serie tv, calciatori, artisti e tanto altro che seguivamo fin dai primi passi mentre il mondo intero sembrava ignorarli.
Assistere all'ascesa dei Coldplay o dei Muse, vedere quel terzino destro debuttare in nazionale, entusiasmarci per quel piccolo film di nicchia oggi candidato agli Oscar.
Piccole e superflue soddisfazioni, che pure ci fanno stare meglio.
E' il caso di Fleabag, serie tv british, prodotto da BBC Three e distribuita da Amazon, da poco in onda con la sua seconda stagione.
Son bastati pochi giorni dalla messa in onda della seconda stagione per far si che Fleabag fosse letteralmente sulla bocca di tutti gli addetti ai lavori.
"Capolavoro". "Geniale". "Brillante".
Sono solo alcuni dei titoli roboanti che troverete online riguardo la serie.
Confermo tutto e con quel superfluo ed effimero entusiasmo di cui parlavo prima posso dirvi che personalmente avrei detto le stesse cose anche 2 anni fa, all'epoca del debutto della serie e credo di averne parlato direttamente o indirettamente varie volte, a testimonianza di quanto la serie mi fosse piaciuta sin da subito.
Abbandonate draghi, guerrieri, casate e epopee e tornate alla vita e al mondo che vi circonda.
Fleabag in maniera irriverente si propone di raccontare i meandri più sporchi, incasinati, contraddittori, viscerali, ancestrali, potenti dell'animo umano.
Lo fa attraverso la sua protagonista, vittima e carnefice della sua stessa esistenza. Vittima di eventi senza dubbio drammatici per quanto ordinari il più delle volte ma carnefice in quanto incapace di reagire "normalmente". Eh si, perchè di normale in questa serie e nella sua vita non vi è nulla.
Impulsi sessuali abnormi, atteggiamenti iperanticonvenzionali, repulsione verso ogni forma di religione, standardizzazione e convenzione sociale.
Banalmente potremmo delineare il carattere della protagonista in questo modo, a grossi linee.
Faremmo un torto alla serie e commetteremmo un grosso errore.
Quello che la serie riesce a trasmettere è invece il disagio esistenziale di una trentatreenne londinese, ricca di energie, spunti ed entusiasmo ma costantemente vuota, in cerca di sfide, di certezze che la vita non riesce più ad offrire. Traumi passati condizionano la percezione del mondo, e la certezza di non riuscire, suo malgrado, ad affermarsi come essere umano plasmano in lei un carattere irriverente e scontroso, luccicante ed egocentrico, pieno di vita e di contraddizioni.
Nonostante numerosi rapporti sessuali e spesso occasionali, nonostante una vita piena, nonostante un rapporto forte con tante persone, la protagonista sembra consumarsi a poco a poco nonostante la giovane età ed una vita davanti.
Ed ecco li la vera domanda.
A 33 anni è ancora lecito aspettarsi di avere una vita davanti?
La frase fatta che si nasconde dietro la domanda è subdola e infida e la risposta è oggi amarissima.
A 33 anni sono moltissimi i treni ad essere oramai passati. Molte le navi già salpate. Inoltre a quell'età è tempo di scelte.
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Lavorative, personali, familiari.
aChe direzione prendere allora?
Legarsi ad un uomo per tutta la vita e cercare amore e stabilità?
Vivere una vita solitaria ma piena di sorprese, ribaltoni e indipendenza?
Cercare conforto in Dio e nella fede o almeno nella spiritualità oppure votarsi totalmente al materialismo e all'effimero?
Cercare una connessione col mondo o isolarsi da un mondo che non ti appartiene?
La verità è che la vita di un trentatrenne, oggi, è tragica.
E' fatta di limiti da non superare e di un'apparente libertà di espressione e di scelta che è invece vincolata a fatti e opzioni imposte da altri, imposte da paletti morali, fisici, legali, sociali che malsopportiamo ma che ingeriscono nelle nostre vite.
Fleabag è una serie straordinaria perchè in sole 3 ore a stagione riesce a far ridere, a dissacrare e sconvolgere intimamente.
Non è una serie per tutti in quanto molti si fermeranno alla scena da ridere e ai dialoghi sferzanti quando invece la serie offre una lettura molto profonda sui tempi che viviamo e su come ci sentiamo o forse dovremmo sentirci rispetto a questa vita, a questo universo.
E' una piccola Mad Men con uno stile tutto nuovo, frizzante e irriverente.
Il nome dietro questo successo è uno solo. Un nome che spesso ho citato in altre recensioni e qui trova massima espressione: Phoebe Waller Bridge.
Attrice guarda caso londinese, guarda caso 33enne che debuttò con Fleabag nel 2016 e che da allora è diventata sempre di più un nome di prestigio nell'ambiente seriale.
Eh si, perchè Phoebe Waller Bridge non è solo l'attrice protagonista di Fleabag ma ne è anche regista, autrice, produttrice. Avete presente quell'altro fenomeno seriale di nome "Killing Eve"?
Anche li la mente dietro tutta l'operazione è la sua.
Vi ho ripetuto incessantemente che sentirete parlare di questo nome. Adesso, visto il successo globale di Fleabag, ne avete la conferma.
6 ore per recuperare entrambe le stagioni.
Quindi, cosa aspettate?
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