Se dovessi indicare la serie tv più strana ed indecifrabile degli ultimi 2-3 anni non avrei dubbi: The OA.
La serie tv di Netflix dopo un debutto apprezzato unanimemente ma che non aveva comunque permesso alla serie di spiccare è tornata con una seconda stagione che ha abbondantemente provato ad alzare l'asticella sia in termini tecnici che in termini diegetici.
La serie di Brit Marling, che ricordiamo è anche la protagonista del racconto riprende dagli eventi della seconda stagione ma lo fa in un modo tutto suo, staccando completamente da quella narrazione, da quel filone e portandoci letteralmente in un'altra dimensione.
Impiegheremo interi episodi per capire dove e come collocare personaggi noti e personaggi nuovi, con alcuni di essi che prenderanno forma e sostanza solo negli episodi conclusivi.
E' un viaggio interdimensionale che prova a portarci dentro i meandri della nostra mente e negli incavi della nostra anima, facendoci dimenare in movimenti astratti attraverso membrane spazio temporali che si fanno via via più deboli.
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Temi affascinanti e dialoghi assolutamente pregevoli ci permettono di intensificare la percezione del racconto quanto di noi stessi.
Si varcano limiti invalicabili e si mescolano generi già di per se inclassificabili.
Prendendo con le pinze il paragone il pensiero va immediatamente alle opere surreali e oniriche di David Lynch, il maestro della settima arte che pare essere punto di riferimento nell'approccio stilistico e tematico della serie.
Si sale e si scende e spesso si scivola con scelte poco fortunate e pause a volte troppo lunghe ma la serie, presa con la dovuta concentrazione viene metabolizzata con interesse e fascino innegabili nel tentativo di provare a capire qualcosa in più unendo tessere di un puzzle che non sarà mai realmente completato.
The OA si conferma creatura astratta, mal digeribile da chi cerca intrattenimento puro ma fonte di grande mistero e virtuosismo e come tale grande calamita per chi vuole provare a scovare chicche uniche in un panorama televisivo vastissimo ma a volte ripetitivo.
The OA rifugge gli standard e non cerca paragoni, è unica pur tributando spesso a Lynch alcune situazioni. Una serie strana e conturbante, da provare e mal che vada da archiviare.
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